F.I.T.A
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Locandine
La piazza
Lo termene là cucciale
La commedia nostra
Come si gnente fusse
Eh, mica male eh!
Lo campanello de casa mia
Ruzza,ruzza,ruzzante
 
Locandina
Autore:
Ottavio Sabatucci

    Regista:     Alessandro Lucarelli

"Eh, mica male eh!" (1984)

L'argomento è storico e concerne il fenomeno
del brigantaggio come si è sviluppato nelle zone dei Monti Cimini negli anni del Risorgimento italiano per concludersi con il passaggio del territorio dallo Stato pontificio allo Stato italiano. La vicenda è incentrata sulla vita di un caprolatto e muove dalla sua infanzia, da quando, cioè, viene terrorizzato da un brigante entrato in casa sua per sfuggire alla cattura; seguono poi i momenti in cui il ragazzo, lavorando come garzone presso un pastore, prende coscienza della realtà sociale ed umana che si nasconde sotto il brigantaggio: un brigantaggio fatto di estorsioni e di violenze, per raccogliere e possedere esigue ed occasionali ricchezze, attuato dagli stessi paesani, apparentemente onesti lavoratori. Al fondo di tutto c'è la povertà e l'ignoranza delle classi popolari.Il giovane lo intuisce e nella discussione con gli altri operai vuole capire di più e vuole provocare negli altri la sua stessa consapevolezza. Divenuto ormai adulto, si innamora e durante una serenata alla sua ragazza viene a diverbio con le forze dell'ordine e per questo incriminato.

Ma la condanna tarda a venire ed egli può sposarsi e arruolarsi nelle brigate garibaldine, convinto che il nuovo Stato porti con sé l'abbattimento dei vecchi privilegi e l'affermazione della giustizia sociale. Tornato in paese dopo la Breccia di Porta Pia, persuaso di aver contribuito alla realizzazione di un nuovo mondo, è arrestato per quel "crimine" commesso qualche anno prima. Si avvede di quanto quell'arresto sia pretestuoso, di quanto con esso si voglia farlo tacere; ciò che lo conforta è la speranza di essersi comunque battuto per un mondo migliore. I luoghi scenici sono: la cucina, il posto di lavoro, la piazza, ma nello sviluppo della vicenda essi hanno una funzionalità delineata: i quadri si succedono scandendo misuratamente l'articolazione dell'ampio ragionamento alternando situazioni e determinando giudizi. Lo stesso ambiente-piazza, quello maggiormente proposto, è un luogo tutt'altro che unitario, specialmente quando, ad esempio, attraverso la funzione selezionatrice e vivificatrice di un riflettore, si dà soluzione all'esigenza testuale di sintetizzare gli umori e le chiacchiere della gente. Non c'è dubbio che le dinamiche e le possibilità espressive proprie del palcoscenico hanno favorito, o condizionato, la struttura del testo. Anche le scenografie nel loro complesso nei confronti dello sviluppo della vicenda sono tutt'altro che convenzionali, ostentando pretese realistiche. Probabilmente nella costruzione di questo testo la personalità di chi ha sempre progettato il fatto drammaturgico è stata più determinante dell'abituale verifica corale in fase di allestimento. Questo lavoro, infatti, manifesta essenzialmente il prevalere del testo sulla rappresentazione. Del resto, alla base dell'opera c'è una ricerca storica e d'archivio. La stessa immagine della vita paesana e dell'organizzazione della pastorizia è una fedele rico-struzione ottenuta da indagini attraverso la memoria dei protagonisti. Da tutto questo potrebbe dedursi che con quest'ultimo lavoro il Gruppo Teatro Popolare di Caprarola si sia lasciato attrarre dalla scena colta, oppure che si sia evoluto necessariamente verso un prodotto più elaborato allontanandosi dai nessi peculiari della teatralità popolare. Ma si potrebbe anche avanzare l'ipotesi che la ripartizione della vicenda in tanti episodi, ordinati al fine di ottenere una trama, l'abbozzo di un intreccio, l'uso specifico del tempo e dello spazio in funzione della scena, più che essere un inevitabile passaggio per raggiungere forme espressive più complesse  soccorrono più efficacemente al bisogno di concretizzare una tesi, rendono più esplicito l'intento pedagogico. La conclusione che la drammaturgia popolare evolvendosi verso forme più complesse, complesse come quelle della cultura dominante, non deve necessariamente percorrere il cammino tracciato dalla scena borghese.

© 2006 Ottavio Sabatucci e-maile-mail